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Lo sport entra in Costituzione: perché l’Art. 33 segna una svolta storica per il diritto sportivo italiano

Lo sport come valore costituzionale: una nuova stagione per il diritto sportivo

Con la Legge costituzionale n. 1 del 26 settembre 2023, l’ordinamento italiano ha compiuto un passo storico: per la prima volta lo sport entra espressamente nella Costituzione. Il nuovo ultimo comma dell’art. 33 riconosce infatti «il valore educativo e sociale dell’attività sportiva in tutte le sue forme e il suo ruolo nel favorire il benessere fisico e psicologico».

Non si tratta di una semplice riforma formale, ma della codificazione costituzionale di una cultura sociale già diffusa, che attribuisce allo sport una funzione centrale nello sviluppo della persona, nella coesione sociale e nella tutela della salute.


Il “diritto allo sport”: da libertà implicita a valore costituzionale

Il cosiddetto diritto allo sport può essere inteso come il diritto di ogni individuo a praticare attività fisica, quale espressione della personalità e strumento di benessere individuale e collettivo. Per decenni, tuttavia, la Costituzione repubblicana non ha fatto alcun riferimento esplicito allo sport.

Questa assenza non fu casuale: da un lato, nel secondo dopoguerra le priorità erano altre; dall’altro, lo sport era ancora fortemente associato all’eredità del regime fascista, dalla quale il nuovo Stato democratico intendeva prendere le distanze. Ciò nonostante, la dottrina giuridica e la giurisprudenza costituzionale avevano progressivamente riconosciuto allo sport una rilevanza pubblica, qualificandolo come attività meritevole di tutela e promozione da parte dello Stato (Corte cost., sent. n. 57/1976).


Un percorso lungo oltre venticinque anni

L’inserimento dello sport in Costituzione è il risultato di un iter legislativo iniziato alla fine degli anni Novanta, caratterizzato da numerosi disegni di legge costituzionale. Le proposte oscillavano tra diverse collocazioni:

  • art. 32, per valorizzare il legame tra sport e diritto alla salute;
  • art. 9, come espressione della cultura nazionale;
  • art. 33, per sottolinearne la dimensione educativa e formativa.

La scelta finale dell’art. 33 non è casuale. Essa consente di superare una visione riduttiva dello sport come mero strumento sanitario, valorizzandone invece la funzione educativa, sociale e di sviluppo integrale della persona, in coerenza con i principi costituzionali sul pieno sviluppo della personalità (artt. 2 e 3 Cost.).


Sport, salute e inclusione: un valore riconosciuto anche a livello internazionale

La riforma del 2023 si inserisce in un contesto sovranazionale già maturo. Molte Costituzioni contemporanee riconoscono lo sport come diritto o come elemento essenziale del diritto alla salute. Analogamente, l’Unione europea (art. 165 TFUE), l’UNESCO, le Nazioni Unite e il Comitato Olimpico Internazionale hanno da tempo affermato il valore educativo, sociale e sanitario dell’attività sportiva.

Anche la comunità medico-scientifica è unanime nel considerare lo sport uno strumento fondamentale di prevenzione, capace di migliorare la qualità della vita e di ridurre significativamente la spesa sanitaria. In questa prospettiva, il riferimento costituzionale al “benessere fisico e psicologico” riflette una concezione moderna e olistica della salute.


Una norma programmatica: diritti, doveri e attuazione concreta

Il nuovo comma dell’art. 33 ha natura programmatica: non attribuisce direttamente un diritto soggettivo azionabile, ma impegna l’intera Repubblica – Stato, Regioni ed enti locali – a promuovere e rendere effettivo il valore dello sport.

Ciò implica politiche pubbliche coerenti, investimenti in infrastrutture, accessibilità agli impianti, promozione dell’attività motoria nelle scuole, nei luoghi di lavoro e per tutte le fasce d’età, inclusi anziani e soggetti fragili. Il riconoscimento costituzionale rappresenta dunque un punto di partenza, non di arrivo.


Conclusioni: dallo sport in Costituzione allo sport nella vita quotidiana

L’inserimento dello sport nell’art. 33 Cost. segna un passaggio culturale e giuridico di grande rilievo. Lo sport viene riconosciuto come fattore di educazione, inclusione, salute e persino di pace, in linea con i valori costituzionali e con gli orientamenti internazionali.

La vera sfida, ora, è tradurre il principio costituzionale in realtà concreta: garantire a tutti, senza discriminazioni, la possibilità di praticare attività fisica. Solo così il valore dello sport, finalmente sancito in Costituzione, potrà diventare un diritto vissuto e condiviso.