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Appalti pubblici sostenibili: obblighi ambientali e criteri ESG alla luce del nuovo Codice dei contratti

La sostenibilità ambientale rappresenta oggi uno degli assi portanti della disciplina dei contratti pubblici, imponendo alle amministrazioni aggiudicatrici un cambio di paradigma nella gestione delle procedure di gara.

Con l’entrata in vigore del d.lgs. n. 36/2023 (nuovo Codice dei contratti pubblici), il legislatore ha rafforzato l’integrazione dei criteri ambientali e sociali all’interno del ciclo dell’appalto, valorizzando una concezione della spesa pubblica orientata alla creazione di valore nel lungo periodo.

In particolare, l’articolato normativo promuove il ricorso al criterio dell’offerta economicamente più vantaggiosa (OEPV), basato sul miglior rapporto qualità/prezzo, consentendo alle stazioni appaltanti di attribuire rilevanza a elementi quali l’impatto ambientale, l’efficienza energetica, la durabilità dei prodotti e la sostenibilità dei processi produttivi.

Un ruolo centrale è svolto dai criteri ambientali minimi (CAM), adottati con decreto del Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, la cui applicazione è obbligatoria per specifiche categorie merceologiche. Tali criteri incidono non solo sulla fase di selezione delle offerte, ma anche sull’esecuzione del contratto, imponendo standard tecnici e prestazionali orientati alla tutela dell’ambiente.

Ulteriore elemento di innovazione è rappresentato dall’introduzione di metodologie di valutazione basate sul ciclo di vita (life cycle costing), che consentono di superare la logica del prezzo più basso, considerando i costi complessivi di utilizzo, manutenzione e smaltimento delle opere e dei servizi.

In questo contesto, gli appalti pubblici si configurano sempre più come uno strumento di politica economica e ambientale, capace di orientare il mercato verso modelli produttivi sostenibili e di promuovere l’innovazione tecnologica.


Contesto giuridico

Il quadro normativo di riferimento si articola su più livelli.

A livello europeo, le direttive 2014/24/UE e 2014/25/UE riconoscono espressamente la possibilità di integrare criteri ambientali e sociali nelle procedure di gara, in linea con gli obiettivi del Green Deal europeo.

In ambito nazionale, il d.lgs. n. 36/2023 recepisce tali principi, prevedendo:

  • il principio del risultato (art. 1), che include anche obiettivi di sostenibilità;
  • il criterio dell’offerta economicamente più vantaggiosa (art. 108);
  • l’obbligo di applicazione dei CAM, previsto dal d.m. 11 ottobre 2017 e aggiornamenti, in attuazione del Piano d’Azione Nazionale per il Green Public Procurement (PAN GPP).

Rilevano inoltre i principi costituzionali di cui agli artt. 9 e 97 Cost., che impongono rispettivamente la tutela dell’ambiente e il buon andamento dell’amministrazione.